Nelle vicende complesse e ingarbugliate delle crisi bancarie italiane di questi ultimi anni, l’obiettivo prioritario di individuare le cause e le responsabilità mediante l’analisi dei fatti e delle azioni compiute dal grande numero di soggetti implicati, in alcune circostanze, rende necessario trascurare elementi che a prima vista possono apparire marginali e meno degni di attenzione, per non correre il rischio di perdere l’orientamento nella quantità enorme di notizie, a volte fasulle, e perdere così di vista gli elementi più rilevanti.

Credo sia un comportamento naturale posto in atto dalla maggior parte delle persone.

A volte però l’approfondimento di alcuni fatti rivela particolari, a cui in una prima analisi veniva attribuita scarsa rilevanza, ma che ad una lettura più attenta assumono una importanza determinante per la comprensione e l’attribuzione delle responsabilità.

Prendiamo ad esempio due casi che riguardano Banca d’Italia e Consob, anche alla luce di recenti dichiarazioni rilasciate alla Commissione d’inchiesta parlamentare.

 

Banca d’Italia

 

Chi segue con interesse la vicenda della crisi di BMPS sarà certamente a conoscenza di molti degli elementi che cercherò di riepilogare sinteticamente, ma per rendere chiaro il quadro è opportuno riproporli.

BMPS acquista Banca Antonveneta a debito.

Nel momento in cui chiude la transazione non ha nessun avanzo di capitale, ma deve pagare interessi per 300 €mil. a Santander che gli aveva concesso un prestito fino al “closing” dell’operazione che avviene a maggio.

In questa analisi riveste un importante rilievo l’ispezione del 2006 (luglio-dicembre) di Banca d’Italia su Banca Antonveneta che si concluse con esito in prevalenza sfavorevole in merito alla raccolta e agli impieghi (qualità dell’attivo). Il patrimonio di vigilanza appariva sufficiente sempre che le coperture sui crediti deteriorati e le valutazioni sui crediti in bonis fossero state corrette e su questo gli ispettori esprimevano più di un dubbio.

Queste risultanze verranno poi sintetizzate nella lettera del direttore della filiale di Padova di Banca d’Italia nel mese di marzo 2007.

Le principali cause di tale situazione erano la pessima gestione del credito (NPL) e gli impieghi che, nel corso degli anni recenti, risultavano di gran lunga superiori alla raccolta.

Banca d’Italia era a conoscenza che i capitali per colmare il deficit di raccolta erano stati prestati dagli olandesi di ABN AMRO (7,5 €mld) e da Bank of Scotland (400 €mil.). Capitali che verranno poi restituiti da BMPS.

Montani A.D. di Banca Antonveneta, nella testimonianza (S.I.T.), rilasciata agli organi inquirenti, afferma, a proposito dello svolgimento della prima riunione tenutasi presso la direzione generale di BMPS, dopo il closing dell’operazione di acquisizione di Antonveneta, che dalle espressioni dei volti di Vigni e Mussari aveva avuto la netta percezione che i due non fossero a conoscenza, fino a quel momento, del debito che Antonveneta aveva contratto con ABN AMRO.

Da parte di Santander si afferma che nel corso della trattativa con BMPS non si era mai parlato dei 7,5 €mld. e che BMPS non aveva mai chiesto nulla al riguardo e quindi l’argomento non aveva mai fatto parte della trattativa.

Riepilogando il deficit di raccolta di Antonveneta ed il conseguente finanziamento da parte di ABN AMRO sono a conoscenza di Montani, di Banca d’Italia (ispezioni 2006 e 2007), degli spagnoli di Santander, gli unici che non lo sanno (in base alle dichiarazioni di Montani) sono Mussari e Vigni.

Vigni nel corso di un interrogatorio dichiara che in occasione della ufficializzazione dell’operazione di acquisizione in Banca d’Italia, la Dott.ssa Tarantola (Banca D’Italia) gli chiede di fare “le cose per bene” e che “comunque Banca Antonveneta era stata ripulita da Montani” e quindi “avevano fatto una buona acquisizione”.

Se Antonveneta era “un buon affare”, come si spiegano questi due rapporti così allarmanti?

Ma lo stesso comportamento ambiguo di Banca d’Italia lo riscontriamo quando Mussari Vigni decidono di procedere all’aumento di capitale per 9 €mld attraverso:

– 5 €mld di azioni;

– 1 €mld con il FRESH (additional Tier one);

– 2 €mld con l’emissione di obbligazioni (2008-2018) (additional Tier Two)

Quindi BMPS fa un aumento di capitale in cui il capitale di “qualità” corrisponde a poco più della metà del capitale raccolto. In caso di perdite infatti il primo ad essere utilizzato per la copertura delle stesse è proprio il capitale di prima qualità.

Non è un caso che dopo questo aumento di capitale effettuato nel 2008, BMPS si trovi costretta a richiedere i “Tremonti Bond” nel 2009.

Nell’autunno del 2009 Banca d’Italia convoca Mussari e Vigni e nel corso della riunione viene fatto presente che su 7 €mld. di patrimonio di base, ben 4 €mld sono di qualità inferiore (Tier Two – tutto ciò che non è rappresentato da azioni) e che a causa delle nuove normative in corso di approvazione da parte del Comitato di Basilea questi 4 €mld. rischiavano di non essere più conteggiati in quota capitale.

Riepilogando, per l’acquisizione di Banca Antonveneta, Banca d’Italia acconsente che BMPS effettui un aumento di capitale dove solo 5 €mld. su 8 (di strumenti di patrimonio) siano di prima qualità, peraltro in un periodo in cui già si avvertivano i segnali di forte nervosismo da parte dei mercati finanziari che di li a poco si sarebbero trasformati  nella più grave recessione economica e finanziaria dal 1929 ad oggi.

Non si comprende perché Banca d’Italia non abbia richiesto a BMPS un aumento di capitale primario molto più consistente che, oltretutto, avrebbe evitato il ricorso ai Tremonti Bond e all’ulteriore aumento del 2011.

Infatti l’aumento di capitale del 2011 viene fatto per trovare capitale di 1° qualità per circa 3 €mld. (di cui 2 in azioni).

Questo stillicidio di aumenti di capitale appare poco comprensibile se comparato ad una corretta gestione aziendale e ad una ponderata e trasparente operazione di acquisizione. Risulta invece funzionale alla esigenza di nascondere i reali effetti sul livello di diluizione della quota di partecipazione della Fondazione e sui conseguenti effetti sulla erogazione di parte degli utili sul territorio.

Soprattutto se si fosse fatto, sin da subito, un aumento basato sulle effettive necessità di ri-capitalizzazione per far fronte alle enormi esigenze di spesa ( 8-10 €mld) forse l’operazione di acquisizione di Banca Antonveneta da parte di BMPS non si sarebbe mai fatta.

Entrambi gli aumenti del 2008 e del 2011 hanno la caratteristica di essere costruiti al solo scopo di salvaguardare la quota del 51% della Fondazione. Il risultato è stato quello che il capitale di 1° qualità non è stato mai sufficiente alla copertura delle perdite.

Appare quindi incredibile che l’organo di vigilanza del sistema bancario italiano (in quegli anni) non abbia messo in atto tutte le azioni necessarie per far emergere le gravissime incongruenze e anomalie con cui si intendeva procedere all’acquisizione che non tenevano conto della realtà della situazione economica-patrimoniale di Antonveneta e dell’esigenza di un elevato livello di ricapitalizzazione di BMPS. .

Quindi è palese che il salvataggio di Antonveneta non si poteva fare con metà di capitale di 2° qualità.

 

CONSOB

 

Anche sulla CONSOB esistono dettagli che sarebbe interessante poter chiarire.

  1. l’esposto anonimo ricevuto da CONSOB nel luglio del 2011 riguardante comportamenti infedeli di dipendenti di grado elevato, di cui si citavano anche alcuni nominativi, riguardava senz’altro l’autorità giudiziaria. Su quell’esposto si faceva riferimento anche ad una ispezione al Desk dell’Area Finanza della filiale di Londra di BMPS da parte della FSA (Financial Services Authority). Struttura che dipendeva direttamente da Siena e non dalla filiale di Londra. Ci chiediamo se CONSOB abbia mai effettuato un confronto con FSA al riguardo, dato che la stessa authority inglese aveva ascoltato l’allora responsabile della filiale di Londra dott. Boccanera. Nel caso che ci siano stati contatti quali sono gli elementi emersi?
  2. Nel gennaio 2014 la CONSOB ha ricevuto una comunicazione dalla BAFIN (l’equivalente della CONSOB italiana) contenente informazioni in merito al fatto che dal 3° trimestre del 2013 Deutsche bank aveva contabilizzato Santorini come prodotto derivato. Come mai CONSOB non ha immediatamente chiesto a BMPS di modificare le scritture contabili secondo gli stessi criteri adottati da Deutsche bank e allo stesso tempo non ha chiesto di rivedere tutti i bilanci dal 2008 al 2013? CONSOB lo farà solo nel 2015 dopo l’intervento della Magistratura.

D’altronde come è stato dichiarato nei giorni scorsi, dopo le audizioni in seno alla Commissione d’inchiesta parlamentare, per la CONSOB i prodotti derivati e la loro modalità di contabilizzazione rappresentavano materia troppo complessa.

Si tratta di dettagli, di sfumature che interessano poco le istituzioni come il Parlamento ed il Governo. Ma sono tanti piccoli tasselli fondamentali per la ricerca della verità e delle responsabilità in un quadro desolante fatto di operazioni finanziarie criminali finalizzate all’ottenimento di vantaggi personali, di istituzioni inadempienti e di carenze normative e legislative.

 Riflessioni di Sergio Burrini per Sinistra per Siena

27 novembre 2017