A distanza di alcuni anni dagli eventi che hanno evidenziato le gravissime crisi di alcune banche italiane fra le quali banca Etruria e banca MPS credo sia interessante porre l’attenzione sugli sviluppi delle vicende che le riguardano.

Anche se diverse sono le dimensioni dei danni economici patrimoniali che hanno interessato le suddette istituzioni, molti sono gli elementi comuni alle due vicende:

  • Bilanci non veritieri;
  • False comunicazioni agli organi di vigilanza;
  • False comunicazioni al mercato;
  • Prestiti concessi a clienti che non disponevano di adeguate garanzie a copertura dei finanziamenti ricevuti e che nel volgere di pochi anni si sono trasformati in crediti inesigibili.
  • Azionisti e obbligazionisti defraudati dei loro investimenti/risparmi.

Ben diversi sono invece gli scenari processuali ed i risultati delle indagini.

Nel caso di banca Etruria abbiamo una Procura che si è attivata rapidamente ed efficacemente, una comunità di cittadini e di risparmiatori compatta e solidale che ha fatto sentire la propria voce in tutte le sedi, media televisivi, giornali e istituzioni, un sindaco sensibile ed attento alle istanze sollevate dai propri concittadini che si è costituito parte civile nel processo a carico dei 37 imputati, elementi che non ritroviamo nella vicenda che riguarda BMPS.

Non riesco quindi a spiegarmi il diverso comportamento di queste due comunità e della principale istituzione che le rappresenta.

Sul fronte delle indagini e dell’operato dei magistrati sono consapevole che il curatore fallimentare di banca Etruria disponga di strumenti legislativi che al momento non sono applicabili al caso BMPS, ma è pur vero che degli stessi reati si tratta.

Occorre precisare infatti che nel caso di banca Etruria c’è stata dichiarazione di insolvenza, mentre nel caso MPS, quando è stata avviata la procedura per richiedere gli aiuti di Stato, la BCE ha ritenuto che la banca fosse solvibile. Nel primo caso la Magistratura e gli Organi di Vigilanza hanno operato secondo le regole definite nell’ambito della legislazione fallimentare (come è avvenuto nei casi della Mens Sana Basket e del Siena Calcio).

Al di là di questi aspetti risultano però evidenti differenze nella valutazione di alcuni elementi rilevanti.

Infatti la richiesta di rinvio a giudizio di Profumo, Viola e Salvadori per false comunicazioni sociali e manipolazione informativa dal 2012 al primo semestre 2015, ha fatto seguito solo in parte alla imputazione coattiva disposta dal GIP di Milano dott. Cristofano, in quanto nel provvedimento della procura di Milano non vengono contestate ai suddetti indagati le rappresentazioni ingannevoli volte all’ottenimento degli aiuti di Stato.

La questione dirimente consiste nella valutazione dell’origine dei fattori negativi nella quale si venuta a trovare la Banca MPS. Si è trattato di circostanze esogene, la cui origine deve ritrovarsi nella grave crisi economica finanziaria scoppiata nel 2007, come hanno affermato gli indagati, o da fattori endogeni, causati da scelte strategiche del Management della Banca, richiamati dalla citata Procura Generale e dal GIP dott. Cristofano?

Quindi la Procura Generale è giunta alla convinzione, suffragata anche dalla accurata  relazione tecnica dei Prof. Tasca e Corielli, che l’origine della crisi di BMPS sia da attribuirsi a fattori interni (cause endogene) dovuti: all’ enorme impegno finanziario necessario all’acquisizione di Banca Antonveneta, ai prodotti derivati, alla enorme quantità di crediti in sofferenza ricevuti in dote da BAV stessa e causati per altra buona parte dalle scellerate politiche sul credito effettuate da Mussari e Vigni.

Sorge quindi spontanea la domanda: perché la Procura di Milano ha deciso di non recepire questi gravi elementi che avrebbero avuto un importante riflesso sui tempi di prescrizione e sulla gravità delle pene detentive applicabili.

 

Sergio Burrini per il Circolo “Città Domani –Sinistra per Siena”

10 novembre 2017