Il crollo del controsoffitto in un corridoio affollato dell’Ospedale delle Scotte – che solo per fortuna non ha provocato gravi danni alle persone coinvolte – ha offerto al sindaco l’occasione per ripresentare l’idea geniale di abbatterlo e ricostruirlo, perché sarebbe troppo vecchio. Una strumentalizzazione che di per sé scandalizza.

Se c’è una cosa che l’episodio attesta, sono le carenze della manutenzione in una grande struttura sanitaria, frequentata ogni giorno da centinaia di persone, malati, studenti e professori.

Vorremmo fare alcune domande alla direzione del Policlinico: esiste una squadra di manutentori interna all’Ufficio Tecnico che con cadenza regolare controlla la situazione dei controsoffitti nell’intero edificio, insieme a quella degli impianti elettrici, idraulici ecc.? Esiste un organico piano di manutenzione e ristrutturazione dell’esistente, in grado di mantenere e migliorare la qualità del servizio sanitario?

La riduzione dei posti letto ed una mancata programmazione nell’uso dei locali ha inoltre lasciato in abbandono vare aree dell’Ospedale che possono diventare pericolose dal punto di vista sanitario (con presenza di guano di piccioni, immondizia abbandonata, ecc.) e non si sono migliorati servizi importanti come la zona degli ambulatori pubblici. I pazienti sono costretti ad usare come sala d’attesa uno stretto corridoio soffocante con poche sedie. Vista la disponibilità di spazi, non si potrebbero trasferire – almeno una parte – in una zona più adatta, come quella dove sono stati collocati gli ambulatori destinati all’attività privata dei medici, attrezzati senza badare a spese (con poltrone in pelle e piante verdi?)

Insomma finora si sono fatti interventi senza una visione d’insieme e senza stabilire le priorità, e adesso si pensa di risolvere tutto con l’abbattimento di un edificio che ha solo 40 anni e, sebbene costruito con criteri superati, presenta le caratteristiche di un grande ospedale capace di rispondere alle esigenze di una medicina di eccellenza e di un ampio bacino di utenza.

Costruire un nuovo edificio più piccolo, non solo vorrebbe dire favorire una nota impresa proprietaria dei terreni sui quali dovrebbe estendersi, ma ridimensionare il nostro Policlinico, farlo diventare sempre più piccolo in un panorama regionale che punterà a valorizzare quelli di altre città toscane.

Vogliamo dunque consentire di essere messi ai margini, di perdere il valore conquistato negli anni, come attesta anche l’abbandono della medicina specialistica e la diminuzione delle scuole di specializzazione?  E poi quanto si allungherebbero le liste di attesa, se il numero degli ambulatori, dei laboratori e delle sale operatorie si riducesse? E quanto personale dovrebbe essere ridotto, fra infermieri, medici e vari addetti?

Sono questioni di cui non deve occuparsi solo la direzione dell’Ospedale, ma i rappresentanti dei cittadini, i sindaci che sono la primaria autorità sanitaria nei territori e non devono limitarsi a chinare la testa di fronte alle decisioni della Regione, che sta penalizzando deliberatamente il nostro territorio e Siena in particolare.

Siena, 3 novembre 2017