Documento di Sergio Burrini,

marzo 2017

 

Domanda: perché per evitare il default di Banca Antonveneta, che nel 2007 sarebbe costato 25-30 miliardi di euro (a causa dei crediti deteriorati, NPL all.to 1) ed avrebbe coinvolto 10.000 dipendenti è stato deciso di dissanguare Banca Monte dei Paschi di Siena che ha dovuto sborsare 10,1 miliardi di euro per l’acquisto di Banca Antonveneta e approvvigionarsi di liquidità per restituire alla Banca Centrale Olandese i 7,5 miliardi di finanziamento che ABN AMRO aveva concesso alla Banca Antonveneta (all.to 2) per poi ritrovarsi tra le mani un portafoglio crediti che per oltre la metà era carta straccia.

Parliamo di dissanguamento perché se consideriamo i 15,5  miliardi di aumento di capitale polverizzati ( 5 miliardi del 2008 fatto da Mussari/Vigni, il successivo di 2,5 sempre di Mussari/Vigni, 5 miliardi fatto da Profumo /Viola, ulteriori 3 miliardi di Profumo/Viola ed i relativi 3 accorpamenti di azioni che dal 2008 ad oggi hanno ridotto un ipotetico portafoglio di 200.000 azioni MPS ad una singola azione), il valore della Banca MPS prima dell’operazione Antonveneta, i riflessi negativi degli NPL ed i mancati utili che la stessa avrebbe potuto fare, il conto è salito a oltre 50 miliardi.

Quale è il senso di tutto questo?

 

  1. Ricostruire la realtà del percorso

 

Nell’attuale scenario di profonda crisi della Banca MPS e mentre si cercano affannosamente soluzioni per il suo salvataggio, può apparire una inutile perdita di tempo cercare di capire le responsabilità e le cause del colossale buco.

Ho sempre ritenuto che la salvezza della Banca, in particolare modo il difficilissimo recupero di immagine, di affidabilità e di serietà distrutto da un management incapace ed indegno, non può prescindere dalla ricerca delle responsabilità e dei motivi che hanno portato a questa situazione.

Il tentativo di fare luce sulla complessa vicenda è reso ancor più difficile dalla confusione prodotta dalla maggior parte degli organi di informazione e dagli interventi di molti giornalisti, spesso poco o male informati e forse alcuni anche interessati a depistare l’opinione pubblica dalle principali responsabilità.  Esercizio questo da sempre praticato in questo paese e non solo dagli organi di informazione.

Sin dalle prime avvisaglie della crisi della Banca MPS la gran parte dei quotidiani e dei telegiornali ha fornito una enorme mole di notizie, a volte inesatte e fuorvianti, creando forti danni all’immagine della Banca stessa, senza che tali informazioni siano risultate utili alla ricerca delle responsabilità. Casomai hanno favorito il diffondersi di una preoccupazione spesso ingiustificata anche tra i clienti che, per la tipologia di rapporto intrattenuto con la Banca, nulla avevano  o hanno da temere per i loro risparmi; mi riferisco ad esempio ai titolari di conti correnti con saldo inferiore a 100.000 euro.

L’errore o la strategia consapevole sta nel mettere sullo stesso piano i reati  della cosiddetta “banda del 5×1000” ( non “ banda del 5%” come riportato superficialmente pressoché da tutti i media) i 700 milioni di perdite sui derivati, con la vera causa della crisi della Banca MPS rappresentata dai NPL.

A mio parere i NPL sono invece il vero e concreto motivo  per il quale BMPS è stata costretta ad acquistare Banca Antonveneta, assecondando una precisa strategia politico-finanziaria a cui hanno fatto da attori consenzienti e acquiescenti gli organi di vigilanza.  Non è un caso che prima dell’incorporazione di Banca Antonveneta, Banca Toscana e Banca Agricola Mantovana il contenzioso e gli incagli di Banca MPS rappresentassero una somma pari a 500 milioni di euro all’anno, almeno fino al 2006,  dopo gli importi sono decuplicati.

Un altro aspetto fondamentale in tutta questa vicenda, che chiama direttamente in causa gli stessi organi di vigilanza è il fatto certo e conclamato che BMPS non aveva la disponibilità finanziaria adeguata per procedere ad una acquisizione così onerosa e sostenere il costo per l’acquisto (10,1 €mld)  (All.to 3) e la liquidità necessaria per la restituzione delle linee di credito (7,5 €mld). (All.to 4)

Di conseguenza il costo e la liquidità sono stati fatti a debito: 5 €mld di prestito da Santander al tasso del 5% annuo; 2 €mld di obbligazioni subordinate (2008-2018) al tasso del 5% annuo.

Solo di interessi passivi parliamo di 300 €mln all’anno, oltre ovviamente alla restituzione di quote di capitale. Possiamo dire che Mussari e Vigni si stavano letteralmente mangiando la redditività stessa di BMPS.

Ed allora come è possibile che in Banca d’Italia nessuno si fosse reso conto di questi aspetti così determinanti?

A mio parere questo è uno punti critici, o meglio inspiegabili, che riguarda l’autorizzazione a firma del governatore Draghi.

A tale proposito è interessante evidenziare le differenze, che ritengo non proprio casuali, tra il documento del 17 marzo 2008 a firma Draghi che autorizza Banca MPS alla acquisizione di Banca Antonveneta, in cui si fa riferimento esplicito alla esigenza di mantenere entro i limiti ritenuti di sicurezza i parametri patrimoniale, finanziario ed economico, mentre nel decreto emanato da Visco nel 2013 si fa riferimento solo ai parametri  patrimoniale e finanziario, ma non si cita quello economico. Direi che è una ben strana dimenticanza.

Come già accennato si è proposta, almeno fino ad oggi, una visione frammentaria degli eventi, e cosa ancor più grave lo stesso approccio è stato seguito anche da parte degli organi inquirenti e della Magistratura, cosìcché a distanza di oltre 5 anni non si è riusciti a dare una seppur parziale chiave di lettura sulle cause e sulle responsabilità che hanno portato a questo scempio.

L’aver unificato i procedimenti della cosiddetta “banda del 5×1000” e dei derivati Alexandria e Santorini è certamente un fatto positivo, ma è solo un primo modesto passo avanti. A distanza di molti anni dagli eventi, non ravvisare ancora reati nell’operazione di acquisto di Banca Antonveneta,  cui sono collegati i reati oggetto di procedimento penale da parte della procura di Milano, ci lascia estremamente perplessi.

Peraltro il danno maggiore causato agli azionisti ed ai sottoscrittori di obbligazioni subordinate non è certamente attribuibile ai suddetti reati, ma all’evento da cui tutto il resto discende.

Manca, a mio avviso, la sintesi di tutta questa complessa vicenda, manca la ricerca di un quadro di riferimento ove sia possibile fornire all’opinione pubblica ed ai risparmiatori gli elementi essenziali della vicenda stessa, distinguendo i fatti rilevanti nel mare di notizie di scarsa importanza o addirittura inattendibili.

 

 

 

 

  1. Individuare i veri responsabili

 

 

Occorre quindi una chiave di lettura univoca, una traccia che consenta di inquadrare ogni evento rilevante di questa storia, con i relativi soggetti implicati, invece di perdere tempo ed energie su aspetti di minore importanza.

Siamo tutti consapevoli di quanto il fattore tempo sia fondamentale per il salvataggio della Banca, perdere tempo significa perdere denaro, molto denaro, e con esso  mettere a repentaglio anche la credibilità del sistema creditizio. Ma evidentemente è questo che interessa coloro che hanno gravi responsabilità sul caso BMPS, responsabilità in parte già emerse e molte ancora da emergere, mentre incombe il rischio prescrizione.

Purtroppo a distanza di molti anni dall’inizio di questa vicenda molti dei responsabili non sono ancora chiamati in causa. Forse ci troviamo di nuovo, ancora una volta, di fronte ad una abile quanto infame strategia di depistaggio, strategia, che ha avvelenato la vita civile del paese dalla nascita della Repubblica ad oggi, dilatando a dismisura l’accertamento dei fatti, le responsabilità, la verità su tanti tragici eventi.

Profumo e Viola, è ormai evidente, hanno operato per non far emergere le vere cause del disastro o comunque ritardarne l’inevitabile, ci auguriamo, disvelamento, più che per salvare la Banca, e pur di raggiungere l’obiettivo hanno sacrificato 8 miliardi di euro raccolti in due successive operazioni di aumento di capitale.

Mi chiedo, come sarebbe oggi la situazione della Banca se si fosse sin da subito, dal momento del loro insediamento, posta in atto una decisa e serrata attività di recupero di parte dei crediti in deteriorati (NPL). Non su quelli ereditati da Banca Antonveneta, perché probabilmente nel 2012 erano già carta straccia, anche a causa delle fidejussioni misteriosamente scomparse dal deposito di via Pedicino a Roma, ma certamente su quelli concessi da Mussari a personaggi “intoccabili”, quelli per intenderci che appartengono ai salotti “buoni” dell’imprenditoria italiana e della Confindustria.

Profumo e Viola sin dal loro insediamento non hanno dimostrato la volontà di risanare la Banca ed oggi si può affermare con certezza che non erano i manager adatti per svolgere un compito così scomodo.

Infatti, invece di affrontare le vere criticità hanno prodotto uno stillicidio di bilanci  risultati non conformi e di comunicazioni al mercato poi risultate non veritiere, così da creare i presupposti per il drastico ridimensionamento della Banca se non la sua totale eliminazione, con l’obiettivo, ormai chiaro, di prendere tempo ed avvicinarsi ai termini di prescrizione dei reati e magari, perché no, distruggere letteralmente il corpo del reato stesso e con lui migliaia di posti di lavoro e di risparmi (sotto forma di obbligazioni subordinate e di azioni) di decine di migliaia di cittadini.

Tra i fatti salienti di questo vero e proprio “assalto alla diligenza” annoveriamo i seguenti eventi:

  1. la concessione di prestiti agli amici di partito;
  2. la concessione di prestiti ad alcuni grandi imprenditori che non si sono neppure sognati di restituirli ;
  3. la concessione di prestiti a soggetti vicini a Mussari;
  4. la sottrazione di documenti fideiussori;
  5. la svendita del patrimonio immobiliare;
  6. la svendita delle filiali, anche quelle acquistate poco tempo prima prezzi esorbitanti
  7. l’esternalizzazione di oltre mille lavoratori per “lanciare un segnale ai mercati”;
  8. il licenziamento di decine e decine di dirigenti, che nell’arco temporale di una giornata sono stati sbattuti fuori dalla sig.ra Dalla Riva dirigente nominata da Profumo responsabile dell’ufficio Risorse Umane, salvo poi rimpiazzarli con soggetti provenienti da società di consulenza, privi di qualsiasi competenza bancaria.

Questo scempio di risorse umane ed economiche esige che sia fatta giustizia e non solo per un atto dovuto alle persone ed a tutti i soggetti coinvolti, vittime di questa operazione, ma lo si deve alla comunità senese e a tutto il paese.

Non si può consentire che vengano protetti e tutelati interessi di soggetti preminenti qualunque sia il loro ruolo e la loro classe sociale di appartenenza (imprenditoriale, politica), soggetti che hanno ricoperto e tuttora ricoprono importanti incarichi istituzionali sia in ambito nazionale che europeo, che con le loro decisioni hanno consentito che BMPS si facesse carico, ad un prezzo assurdo, di una “zavorra” piena di NPL risultato di decenni di politiche clientelari e malgoverno, a dispetto dello stato di diritto e dei principi sanciti dalla Costituzione.

 

Prima di entrare nel merito dell’ipotesi che intendo formulare credo sia opportuno ricordare alcuni dati sulla Banca Monte dei Paschi di Siena:

  1. prima dell’acquisto di BAV, BMPS era la banca europea più patrimonializzata, disponeva in particolare di un patrimonio immobiliare enorme (che traeva origine anche dal suo specifico modo di operare sul mercato del credito);
  2. le sofferenze nette ammontavano a 1,7 miliardi di euro (bilancio 2006) e rappresentavano uno dei dati migliori, cioè meno negativi, nel panorama bancario italiano.

 

Ben diversa la situazione della Banca Antonveneta, la cui acquisizione, avvenuta nel contesto di un “risiko” bancario europeo fatto di aggregazioni, scalate ostili con finalità speculative e con evidenti riflessi sul sistema bancario italiano, ha determinato i fattori principali della crisi della Banca, a partire dall’assurda cifra pagata per l’acquisto della stessa.

Ma soprattutto ha influito l’abnorme mole di crediti deteriorati (incagli e sofferenze) per oltre il 50% dell’intero portafoglio crediti (40 miliardi di euro), in parte ereditati dalle banche incorporate ed in parte risultato di modalità operative poco ortodosse da parte del Gruppo stesso.

Pertanto l’enorme mole di crediti deteriorati e la conseguente voragine finanziaria risale alle origini stesse del Gruppo, non a caso ABN AMRO, appena ottenuto il controllo di Banca Antonveneta, è costretta a finanziarla con 7,5 Miliardi per evitarne il default.

Infatti il Gruppo Antonveneta era il risultato di una serie di fusioni e incorporazioni avvenute tra alcune banche venete in crisi e la banca Nazionale dell’Agricoltura, tra la fine degli anni 90 ed i primi anni 2000 (all.to 5).

ABN AMRO comunque conosceva bene la situazione di Banca Antonveneta, ancor prima di acquisirne il totale controllo, dato che ne possedeva già da tempo una consistente quota azionaria, ed era allo stesso tempo già presente da anni nel capitale azionario di Capitalia e quindi era in grado di conoscere la situazione della Banca Nazionale dell’Agricoltura, poi ceduta da Capitalia ad Antonveneta.

Il fatto che ABN AMRO abbia deciso di fornire linee di credito ad Antonveneta potrebbe essere legata alla esigenza di espandere gli impieghi a fronte di una raccolta insufficiente.

Chissà se una parte rilevante delle sofferenze di Antonveneta non siano state anche il frutto di una politica aggressiva del credito finanziata proprio dalle linee di credito di ABN AMRO?

E’ facile immaginare come, a causa dello smembramento di ABN AMRO, gli spagnoli (Santander) rimangano allibiti da tale situazione e non intendano ragioni, pretendendo un urgente e sostanzioso rientro dei propri capitali. Non pensano neppure lontanamente a risanare tale degradata situazione, frutto di decenni di scandali bancari italiani come ad esempio i 5.000 miliardi di lire di debiti della Federconsorzi che gravavano sul bilancio della Banca Nazionale dell’Agricoltura.

Sono quindi le principali istituzioni italiane (Governo, Ministero dell’Economia e delle Finanze, Organi di Vigilanza) che, costrette a fronteggiare tale situazione, decidono che il modo per risolvere questo spinosissimo caso passi attraverso BMPS.

 

 

 

  1. Fattori accessori e fattori decisivi della crisi

 

Sulla scorta di questi elementi si può affermare che l’indagine sulla cosidetta” banda del 5 X 1000”, aveva ed ha una sua rilevanza giudiziaria, ma non era certo esiziale per il bilancio economico e patrimoniale della Banca.

E’ stato comunque un durissimo colpo per Banca MPS in termini reputazionali.

Ben diversa è la questione inerente i derivati Santorini ed Alexandria, che seppur non particolarmente incisiva sui conti della banca, è stata invece determinante, a causa dei reiterati bilanci non conformi fatti da Profumo e Viola nel tentativo di mascherarli (procedimento penale in corso presso la Procura di Milano), per la distruzione dell’immagine e della credibilità della Banca tanto da farle perdere la fiducia del mercato e quella dei risparmiatori con le conseguenze che vediamo in questi giorni.

Le vicende processuali che riguardano personaggi che hanno ricoperto ruoli apicali in Banca MPS (un procedimento già a sentenza di primo grado ed altri in corso) non toccano gli aspetti inerenti i crediti in sofferenza, anche perché in Italia, ad oggi fare credito a soggetti che non lo restituiscono non è reato o meglio è assai complicato dimostrare che sussistono gli estremi per il reato di appropriazione indebita.

A gennaio 2012 l’A.D. Viola dichiarò che di lì a breve moltissimi crediti sarebbero andati in sofferenza. Questo fenomeno è stato senz’altro il risultato di una politica del credito azzardata e palesemente in controtendenza rispetto alla gran parte del sistema creditizio italiano, se non addirittura, almeno in alcuni casi, gravemente lesiva degli interessi della Banca, ma è anche in parte attribuibile al passaggio delle competenze di vigilanza da Banca d’Italia alla BCE.

Crediti che non erano in sofferenza per Banca d’Italia lo erano per la BCE. La BCE all’inizio decise di classificare i crediti in sofferenza cercando di armonizzare ed uniformare le normative che i diversi stati europei avevano adottato, date le profonde differenze tra le diverse regolamentazioni decise di adottare un modello statistico e quindi cambiò radicalmente il metodo di valutazione

Per la Banca MPS questa decisione non fu certo positiva, infatti su un campione statistico di 100 pratiche di erogazione di crediti considerate fino ad allora “in bonis” la BCE ritenne che il 33% di queste doveva essere passato a sofferenze.

Ad esempio, in Italia, un credito non garantito, in concordato con i creditori era considerato in “bonis”, mentre con le nuove normative approvate dalla BCE doveva essere considerato in sofferenza. Tra gli effetti provocati da questo cambiamento va annoverato inoltre la necessità di aumentare gli accantonamenti. Ecco perché la BCE impose a BMPS un aumento di capitale di 3 €mld.

Al riguardo sarebbe utile appurare quanto abbiano influito sulla valutazione del 33% di pratiche da passare in sofferenza da parte della BCE gli elementi sostanziali (ad es. incapacità del prenditore di restituire il debito) o elementi formali (ad es. mancanza di una completa e corretta pratica istruttoria).

Comunque questi effetti non si verificano per le altre banche italiane ad eccezione della Banca Popolare di Vicenza e di banca Carige.

Quindi la banca MPS, con una situazione patrimoniale, economica e finanziaria drammaticamente indebolita, si trova a dover affrontare uno scenario estremamente complesso, fatto di cambiamenti epocali in materia di vigilanza, con un mercato finanziario deregolamentato e fortemente speculativo e con una crisi economica gravissima che colpisce il tessuto produttivo italiano in modo più ampio rispetto a quello di altri grandi paesi europei.

Stupiscono quindi dichiarazioni di giornalisti preparati e competenti come Sergio Rizzo, che nel corso della trasmissione Night Tabloid ha sostanzialmente attribuito alla gestione familistica ed agli intrecci della politica locale (sindaci che erano anche dipendenti della Banca) i motivi che hanno condotto al declino della Banca.

Questo tipo di lettura degli eventi pur non essendo del tutto errata risulta quantomeno parziale e quindi fuorviante e contribuisce peraltro a ingarbugliare il quadro generale delle responsabilità.

Da valutare semmai il ruolo della divergenza di indirizzo e strategia tra il PDS locale e quello nazionale, il primo voleva mantenere l’autonomia attraverso la maggioranza del pacchetto azionario della Fondazione e con esso il controllo della Banca, il secondo che spingeva per una fusione con la Banca Nazionale del Lavoro.

Casomai è interessante notare come nel corso degli anni sia cambiata profondamente la composizione del CDA, del Collegio Sindacale e della Direzione della Banca. Da una presenza predominante di figure provenienti dal mondo dell’università, del mondo finanziario ed economico si passa ad una massiccia presenza di soggetti contraddistinti più che altro per la loro appartenenza politica o a specifici ambiti di interesse economico. (All.to 6)

 

In estrema sintesi, possiamo affermare che Banca MPS ha investito 17,5 miliardi di euro in una Banca con almeno il 50%, se non oltre, del portafoglio a sofferenze. La cosa appare incredibile e assurda se vista a distanza temporale e avulsa dal contesto in cui i fatti sono avvenuti.  (All.to 7)

I contorni dell’operazione trovano una chiave di lettura se tutti questi elementi vengono collocati in un contesto di risiko finanziario internazionale, con le sue pulsioni fortemente speculative, con le  istituzioni del nostro paese  che hanno giocato d’azzardo, cercando di contrastare le ambizioni espansionistiche di ABN AMRO su Banca Intesa e rifilando loro il “pacco” rappresentato da Banca Antonveneta.

A seguito della scalata su ABN AMRO saranno poi gli spagnoli di Santander, dopo aver capito quale buco nero era loro capitato tra le mani, a pretendere che gli italiani ricomprino con abbondante sovraprezzo questa “spazzatura”.

Se Banca Antonveneta fosse stata una Banca sana, con potenzialità di sviluppo  perché cederla il più velocemente possibile?

Botin avrà poi l’occasione di dimostrare la sua riconoscenza a Mario Draghi divenendone uno dei principali sponsor per la carica di presidente della BCE.

A distanza di nove anni dall’acquisto di Banca Antonveneta da parte di Banca MPS, con le conseguenze che sono davanti agli occhi di tutti, stanno, a mio avviso, emergendo i reali motivi che hanno causato tale operazione.

Pertanto le motivazioni fornite da Mussari riconducibili alle esigenze di espansione del Gruppo MPS, per evitare di essere oggetto di aggregazioni o di scalate ostili e per incrementare la presenza in un’area fortemente industrializzata come l’area nord-est (all.to 8), non reggono alla luce degli elementi emersi successivamente.

Elementi oggettivi quali:

  1. un portafoglio gravemente compromesso,
  2. gran parte delle filiali, circa 900 se escludiamo le 180 presenti nell’area nord-est, presenti nelle stesse regioni dove Banca MPS aveva già una ampia copertura,
  3. bassa percentuale di rapporti di c.c..

Tale decisione, a mio modesto parere, é il frutto di ben diverse esigenze, in cui gli interessi del Gruppo BMPS non c’entrano affatto. Sono convinto che i motivi di tale operazione trovino la loro spiegazione più logica e razionale proprio nella presenza dell’enorme quantità di NPL presenti nel portafoglio impieghi di Banca Antonveneta ( su 40 miliardi circa di portafoglio crediti oltre il 50% era già a sofferenze prima dell’acquisto da parte di Banca MPS).

Questa ipotesi è suffragata dalla relazione degli ispettori della filiale di Padova di Bankit che evidenziano come elemento di maggior criticità, pur in quadro estremamente compromesso, la modalità della concessione dei crediti. Secondo il parere degli ispettori, ancorchè non in grado di quantificarne il volume neppure in modo approssimativo, perché ciò avrebbe necessitato di tempi e risorse umane ben maggiori, tra i motivi della gravissima situazione in cui versava BAV c’erano appunto i crediti concessi alla clientela.

Quindi, ormai dovrebbe essere ovvio che non si è trattato di una autonoma decisione di Mussari, casomai Mussari ha accettato di buon grado, per ambizioni personali, questa decisione, consapevole che avrebbe drammaticamente minato la stabilità del Gruppo.

Intendiamoci l’attuale volume di NPL che affossano BMPS non sono solo il risultato di quella scellerata operazione, anche le altre Banche del Gruppo hanno contribuito in modo rilevante, a partire da B121 e via di seguito Banca Toscana e Banca Agricola Mantovana, ed a seguire e non certo ultimi per dimensioni tutti quelli erogati su disposizione di Mussari negli anni della sua gestione.

Perché dopo il 2007 con l’espandersi della crisi finanziaria mentre le altre banche italiane stringevano “i cordoni della borsa” Mussari, guidato da una sfrenata quanto cieca ambizione erogava i crediti ad importanti gruppi imprenditoriali, personaggi politici e soggetti legati al partito.

La maggior parte dei prestiti erogati durante la gestione Mussari-Vigni sono stati seguiti da MPS Capital Service ed a capo di MPS Capital Service in quel periodo c’era Morelli.

Ma con tutti questi crediti in sofferenza (ricordiamo che 1300 pratiche rappresentano il 38% delle attuali sofferenze nette e fanno riferimento a crediti concessi per somme superiori ai 3 milioni di euro) è possibile che nessuno dei componenti del Collegio Sindacale della Banca non abbia rilevato anomalie nella concessione degli stessi da segnalare all’organo di vigilanza come previsto dalle normative del T.U.B.

A tale riguardo l’Associazione Piccoli Azionisti per il Buongoverno di BMPS ha inviato al presidente del Collegio Sindacale una lettera raccomandata per conoscere quanti rilievi sono stati inoltrati da parte dell’organo di controllo interno di BMPS.

In sostanza BMPS senza Banca Antonveneta avrebbe certamente dovuto affrontare gravi problematiche connesse agli NPL, a causa della politica dissennata di Mussari e Vigni, ma in una misura largamente inferiore e con 10.000 dipendenti in meno, peraltro con una elevata percentuale di dirigenti e quadri direttivi.

In questo scenario assurdo ci mancavano le recenti esternazioni dell’ex Presidente del Consiglio

Renzi che pochi giorni prima del voto sul referendum Costituzionale ha detto di essere a conoscenza delle responsabilità politiche che hanno ridotto la Banca in questa situazione dichiarando “ho concluso la mia campagna elettorale del 2012 proprio a Siena” e “ sono a conoscenza dei nomi e dei cognomi dei soggetti implicati”.

Bene, a parte il fatto che ogni cittadino in possesso di simili informazioni ha il preciso dovere di informare i magistrati inquirenti, figuriamoci il primo Ministro e se l’ex primo Ministro Renzi è a conoscenza di queste informazioni almeno dal 2012 perché ha atteso fino ad oggi a dare questa notizia, e non ha sentito il dovere morale e civico di mettersi a disposizione fin da subito. Questo utilizzo spudorato di informazioni per fini politici, oltre ad ignorare i principi basilari della nostra democrazia pone un quesito a tutti gli italiani onesti: se addirittura la seconda carica istituzionale del paese utilizza a scopi intimidatori notizie rilevanti per la ricerca della verità sul caso Monte Paschi a che punto siamo arrivati?

Si può ancora avere fiducia nelle istituzioni?

L’unica nota positiva in questo scenario desolante è la notizia dell’opposizione all’archiviazione e la richiesta di un approfondimento (relazione Tasca) da parte della Procura Generale di Milano nei procedimenti riguardanti BMPS, nella speranza che ciò rappresenti un cambio di passo nell’azione della Magistratura.

 

  1. Alcune riflessioni sulla “Ricapitalizzazione precauzionale”

 

Ricapitalizzazione precauzionale (All.to 9) effettuata secondo le norme disposte dal decreto attuativo che fa riferimento alla procedura europea cosiddetta del “Burden Sharing” ormai integrata nella procedura Bail-in (all.to 10).

Secondo quanto previsto dalla suddetta procedura si convertono in azioni tutte le obbligazioni subordinate (LT1 e LT2) sottoscritte da 44.000 risparmiatori privati e investitori istituzionali per un valore complessivo di circa 5 miliardi di euro.

Da parte sua il Governo Italiano, ha dichiarato per bocca del Ministro dell’Economia Padoan, che una volta convertite le suddette obbligazioni in azioni di BMPS, lo Stato provvederà ad acquisirle dai sottoscrittori, nel frattempo da risparmiatori sono diventati azionisti a tutti gli effetti, dando loro in cambio obbligazioni di altra natura (statali?).

I media nazionali e non solo si sono scatenati sul tema ed in particolare hanno l’attenzione su due aspetti:

  • La contrarietà a tale piano da parte del Governo Tedesco e di Bruxelles per una applicazione che appare non conforme alla normativa europea “Bail in”;
  • La differenza di trattamento tra i possessori di obbligazioni subordinate di Banca Etruria e quelli di Banca MPS, che le dichiarazioni del Ministro Padoan hanno fatto intendere.

Dubito che il Governo Italiano possa decidere di derogare, o abbia la forza di derogare alle normative europee e molto più probabilmente si troverà costretto ad applicare alla lettera tali norme.

Non fosse altro per rendere più credibile l’intervento stesso di risanamento, visto che fino ad oggi sono trascorsi oltre 5 anni inutilmente. Risanamento o in alternativa fallimento, ma non certo questa lunga infinita agonia che distrugge risorse e non porta a nulla. Questa decisione è ormai non più rinviabile, anche per non invischiare il resto del sistema bancario nazionale in rischiose e destabilizzanti speculazioni finanziarie.

Di conseguenza solo i possessori di obbligazioni subordinate acquistate prima del 1 gennaio 2016 e con un profilo MFID non adeguato avranno i requisiti necessari per ottenere il cosi detto “ristoro” secondo le modalità annunciate dal ministro Padoan.

Ecco il punto, al di là delle rassicuranti dichiarazioni da parte del Governo, compreso la “sceneggiata” sull’importo da ricapitalizzare, sono convinto che solo poche decine di sottoscrittori avrebbero i requisiti necessari per avere il rimborso.

Quindi come al solito, tanto chiasso per nulla, perché a pagare saranno come sempre i risparmiatori e investitori, almeno per la quota parte di ricapitalizzazione fino ai 4,8/5 miliardi. Qualora si dovesse procedere ad una ricapitalizzazione più elevata, come richiesto dalla BCE, si aprono due possibili scenari, ingresso effettivo dello Stato per la rimanente parte di ricapitalizzazione (da 1,7 a 3 miliardi), oppure un ulteriore conversione di parte delle obbligazioni senior detenute dai sottoscrittori.

Quindi oltre agli aumenti di capitale di 7,5 miliardi fatti da Mussari e Vigni, a quelli effettuati da Profumo e Viola per 8 miliardi, polverizzati nell’arco di pochi mesi successivi agli aumenti stessi (quando Profumo affermava di aver risanato la Banca!), si aggiungono adesso altri 5 miliardi dei sottoscrittori di obbligazioni.

Perlomeno i sottoscrittori di Banca Etruria non saranno stati discriminati.

Mi auguro di sbagliarmi e spero che il Governo faccia seguito con i fatti alle dichiarazioni di questi giorni, fornendo il corretto ristoro ai sottoscrittori di Banca MPS, di Banca Etruria e delle altre banche in crisi.

Anche perché se la mia ipotesi si rivelasse vera, ci sarebbe da aver paura sul serio. Paura per la mancanza di trasparenza, per la palese inaffidabilità, a questo punto non solo degli organi di vigilanza, aspetto questo ormai assodato ed incontrovertibile, ma anche del Governo stesso.

Sarebbe la mazzata finale alla fiducia dei risparmiatori e si rischierebbe di produrre danni irreparabili al sistema del credito ed alle sue possibilità di ridare slancio all’economia del paese. Inoltre, a pensare male spesso ci si indovina, non vorrei che sia il Governo che il Management della Banca siano in realtà ben consapevoli di questa ennesima “beffa” ai danni dei risparmiatori ed abbiano messo in atto questa sceneggiata per prendere tempo e procrastinare ripercussioni politiche destabilizzanti.

Quindi o sono troppo furbi e pensano che i risparmiatori ed i cittadini siano dei gonzi, oppure sono nel “pallone” e non si rendono conto degli effetti causati dalle loro decisioni.

Qualunque sia la verità questo non può che peggiorare il livello di fiducia dei risparmiatori.

Una cosa però dobbiamo pretenderla assolutamente, nell’interesse del paese e della sua economia, occorre quindi che vengano affrontati i temi fondamentali per ridare legalità e credibilità all’intero sistema del credito e che riguardano:

  • la cancellazione della legge Amato e conseguente ripristino della precedente legislazione al fine di porre una netta distinzione tra le banche commerciali che svolgono funzioni di raccolta ed impiego dei capitali e banche d’affari che operano prevalentemente in un contesto finanziario/speculativo;
  • l’eliminazione della prescrizione per i reati di natura finanziaria;
  • l’accertamento delle responsabilità in merito alla mancata azione di vigilanza da parte di Banca d’Italia e Consob;
  • l’accertamento delle responsabilità dei manager che si sono succeduti ala guida della Banca (banche);
  • la verifica sulle modalità di erogazione del credito accertando le responsabilità dei prenditori inadempienti e dei soggetti che hanno concesso loro i crediti;
  • pene detentive fortemente incrementate per i reati di falso in bilancio, falso in prospetto, false dichiarazioni al mercato, appropriazione indebita ecc. con particolare riferimento ai soggetti che hanno operato ed operano nel settore del credito;
  • l’impegno serio da parte del Governo e della Magistratura finalizzato a perseguire tutti i soggetti coinvolti a vario titolo (politici, manager, prenditori) coinvolti nei recenti episodi di crisi delle banche.

Questi interventi potrebbero sortire un qualche effetto positivo, ma per dare una scossa potente a tutto questo stato di cose sarebbe auspicabile che il legislatore configurasse uno specifico reato che potremmo definire di “depauperamento sociale”, per i rilevanti danni arrecati ai risparmiatori e agli azionisti, per i posti di lavoro messi a repentaglio, per i riflessi sugli oneri fiscali a carico dei cittadini. In grado di superare l’attuale legislazione inerente la bancarotta fraudolenta, e che sia assimilabile casomai al reato di associazione mafiosa, fortemente voluto dai magistrati Falcone e Borsellino.

Ciò consentirebbe di perseguire più agevolmente non solo in particolare i vertici delle istituzioni finanziarie, ma anche tutti i dirigenti e quadri direttivi che con il loro silenzio e la loro connivenza hanno consentito che si perpetrassero immensi danni economici alla comunità.

Inoltre, almeno in questa circostanza così grave ed emblematica rappresentata dalla crisi di BMPS siano fatti ufficialmente e non solo dai giornali i nomi dei principali “prenditori” e dei manager che hanno loro concessi enormi quantità di prestiti poi finiti in sofferenza.

Ritengo assolutamente condivisibile ciò che molti organi di informazione hanno posto in evidenza e che fa riferimento al gravissimo ritardo in cui il Governo ha preso provvedimenti. Se questo intervento fosse stato fatto almeno sei mesi prima si sarebbero risparmiati alcuni miliardi di capitalizzazione e si sarebbe posto un freno all’emorragia di depositi che è costata alla Banca almeno 27 miliardi di raccolta e non si sarebbero create le condizioni per un numero ancor più elevato di esuberi.

Invece il Governo Renzi come ha scritto un giornalista del Fatto Quotidiano ha fatto “marcire” la Banca perché c’era da fare il referendum ed era fondamentale che non si offrisse la sponda agli inevitabili attacchi delle altre forze politiche. Purtroppo non è la prima volta che le necessità di BMPS passano in secondo piano a causa delle esigenze politiche ed elettorali del PD. Era già accaduto alla vigilia delle elezioni comunali, quando fu rinviato di oltre 18 mesi l’aumento di capitale richiesto da Bankit perché a Siena si doveva eleggere il sindaco (Ceccuzzi).

Credo quindi che sia giunto il momento di chiedere il conto a molti personaggi politici di questo partito ed ovviamente non solo a loro. Personaggi politici che hanno deciso le nomine per la Banca e la Fondazione, che hanno pesato sulle decisioni strategiche della Banca (Banca Antonveneta ne è l’esempio più rilevante ed attuale, ma come non ricordare Banca 121, il costo sostenuto per acquistarla, il danno economico e di immagine per quei prodotti finanziari “farlocchi” (My Way e For You” imposti alla rete delle filiali che hanno prodotto oltre 60.000 ricorsi da parte della clientela  e oltre 1,8 miliardi di euro che BMPS ha dovuto pagare ai suddetti clienti, la gran parte della dirigenza “sana” della Banca marginalizzata o mandata via dal D. G. De Bustis.

Come bilancio non c’è male.

 

  1. Monte dei Paschi Banca a rischio di dissesto

 

I principi guida della “ricapitalizzazione cautelativa” di BMPS non faranno riferimento al Burden Sharing, in vigore fino al 2013, perchè a fine 2014 il Parlamento Europeo ha approvato la procedura Bail In che è andata a sovrapporsi al Burden Sharing ricomprendendone le norme.

Nel caso di “ricapitalizzazione cautelativa” come quella che riguarda BMPS si può applicare la condivisione dei rischi.

Nel 1° decreto Gentiloni fatto prima di Natale 2016 che é stato approvato rapidamente si evidenziano alcuni aspetti rilevanti:

  • solo una parte dei 4,8 miliardi di obbligazioni verrà convertito in altre obbligazioni;
  • non è ancora chiaro chi tra i sottoscrittori potrà essere ammesso alla conversione in nuove obbligazioni, a tal riguardo si parla solo dell’emissione 2008-2018;
  • in questo decreto sarebbero ammessi al ristoro (conversione in nuove obbligazioni ordinarie) solo i sottoscrittori che hanno avuto un rapporto diretto (negoziale) con BMPS e quelli che le hanno sottoscritte all’emissione, sono esclusi i soggetti che hanno acquistato le obbligazioni tramite altre banche, quelli che le hanno acquistate dopo il 1 gennaio 2016, gli Edge Found, gli investitori istituzionali e i soggetti con profilo MFID adeguato, pertanto le obbligazioni 2008-2018 in possesso di questi ultimi verranno convertite in azioni ed azioni rimarranno. Uno dei maggiori problemi da affrontare da chi sarà preposto a decidere quali soggetti avranno diritto o meno al ristoro sarà proprio la valutazione del profilo MFID.

Il (Governo Italiano o la Banca) non può rimborsare a tappeto tutti i possessori di LT1 e LT2, rischierebbe di rimborsare anche gli Edge Found, ma solo a coloro che sono in grado di dimostrare di essere stati vittime di vendita fraudolenta, come del resto i possessori di obbligazioni di Banca Etruria. Questo avrà riflessi anche sui sottoscrittori del “Fresh”, che era stato venduto anche in tagli da 1000 euro.

Alla BCE preme che si proceda alla conversione delle obbligazioni subordinate LT1 e LT2 in azioni, interessa poco come e chi il Governo Italiano deciderà di rimborsare dei 44.000 sottoscrittori.

La BCE imporrà questa conversione solo nei casi di vendita fraudolenta. Il ristoro sarà a carico della Banca e non del Governo, sarà infatti la Banca a proporre la conversione delle azioni in obbligazioni senior.

BMPS può riacquistare dalla clientela tali subordinate al prezzo di mercato solo dopo aver raggiunto il limite del 10% comperato alla pari. I primi 200 milioni di euro (circa il 10%) Capital Service li doveva rimborsare al tasso del 2,5% (alla pari), se non lo avesse fatto avrebbe violato le regole dell’emissione.

Non si parla solo di bond 2008-2018 (a guidare l’operazione di collocamento nel 2008 fu Morelli), ma ce ne sono anche altri, quotati nell’extra MOT di Borsa Italiana. Circa 2 miliardi di questi, il taglio era di 50.000 euro. L’extra Mot è aperto anche agli investitori non istituzionali purchè i bond siano stati emessi con correlati di prospetti.

Le altre emissioni corrispondenti ad altri 2 miliardi circa (Fresh, 2010/2019, 2010/2020) acquistate attraverso l’Extra MOT (Mercato Obbligazionario Titoli di Stato), mercato utilizzato soprattutto dagli investitori istituzionali ma aperto anche al retail, verranno convertite in azioni ma non saranno successivamente riconvertite in obbligazioni.

In sintesi si sta parlando delle seguenti emissioni:

  • obbligazioni 2008-2018 (2 miliardi);
  • Fresh 2008-2099;
  • obbligazioni 2010-2019
  • obbligazioni 2010-2020

Di queste ultime tre emissioni metà sono state vendute a investitori istituzionali e metà sul mercato retail (piccoli risparmiatori).

Le obbligazioni 2008-2018 furono collocate tramite la piattaforma di Capital Service sulla base di un prospetto CONSOB (obbligatorio in caso di vendita ai clienti retail) che però faceva riferimento a bilanci non “conformi” (bilanci 2008, 2009,2010,2011,2012) ed hanno un livello di rischio (T2 upper) superiore a quello di tutte le altre obbligazioni T2 Lower.

Nel prospetto c’è scritto che l’obbligazione è la più rischiosa emessa in Italia ed è stata venduta ai risparmiatori retail, si tratta infatti della prima operazione fatta in Italia di tipo “lower upper one”, il punto è se il prospetto è adeguato al profilo MFID di chi ha sottoscritto le obbligazioni.

Tutte le suddette emissioni verranno convertite in azioni, ma solo l’emissione 2008-2018, secondo il 1° decreto Gentiloni verrà successivamente riconvertita in obbligazioni con scadenza identica a quella delle obbligazioni originali, vale a dire maggio 2018.

Schema:

obbligazioni 2008-2018    –   azioni BMPS   –   obbligazioni scadenza 5/2018

Fresh             2008-2099    –   azioni BMPS

obbligazioni 2010-2019    –   azioni BMPS

obbligazioni 2010-2020    –   azioni BMPS

BMPS farà quindi un’offerta solo ai sottoscrittori dell’emissione 2008-2018 (che aveva l’obbligatorietà del prospetto CONSOB). Siccome tale emissione era stata collocata sotto la direzione di Morelli, con questo metodo si cerca di ridurre il rischio di cause civili. (attualmente BMPS ha in corso cause per un costo nominale ipotetico pari a 8 miliardi di euro).

Inoltre nell’ultimo mese tali obbligazioni sono state acquistate al 50-60% del valore nominale, è possibile che vengano convertite in azioni al 100% del valore nominale, così come è scritto nel decreto?

Questa conversione (4,2 + 1) miliardi di euro servirebbe a coprire, seppur parzialmente, solo l’aumento precauzionale (esigenza scaturita dagli ultimi stress test) e non potrà essere utilizzato per coprire perdite passate e future. Infatti nello scenario avverso il CET1 (Common Equity Tier 1 vale a dire capitale azionario + fondi propri) di BMPS da 9 miliardi di euro scende a -1.

Nella nota in cui si nega il rinvio della scadenza per l’aumento di capitale da realizzarsi sul mercato al 20 gennaio 2017 la BCE  dichiara,  tra le altre cose, che il CET1 di BMPS al 30 dicembre 2016 dovrà essere pari al 10,20% dell’attivo. A settembre scorso nell’ultima trimestrale BMPS era all’11,49%. Dal 31 dicembre 2016 la BCE ha incrementato il livello del CET1 al 10,75%, nel frattempo però BMPS è sceso al 9,5%, perché da settembre ad oggi sono stati persi altri 1.300 milioni di euro, probabilmente a causa dell’incremento dei NPL che da 47 sono risaliti a 50 miliardi (a settembre). Con le ulteriori perdite dichiarate nel bilancio 2016 pari a 3,38 miliardi la percentuale del CET1 scende all’8%.

Inoltre al momento che la Banca in accordo con il Governo deciderà di vendere gli NPL, si verificheranno con molta probabilità ulteriori perdite. Il valore degli NPL nell’ultimo bilancio 2016 è passato dal 39% al 34%, ma è ancora molto distante dal prezzo che è stato realizzato nel caso di Banca Etruria (17%) e da quello proposto a fine anno 2016 da J.P.Morgan (17%), qualora fosse andato in porto l’aumento di capitale da realizzarsi sul mercato.

Come già anticipato il deficit di patrimonializzazione deriva dai risultati dello stress test, con specifico riferimento allo “scenario avverso”. Ma al netto di quest’ultimo la Banca deve comunque garantire la propria solvibilità e l’aumento precauzionale non può essere utilizzato per far fronte a perdite pregresse e/o future.

Se l’aumento precauzionale fosse stato effettuato a giugno 2016 la situazione della Banca sarebbe stata meno critica, e forse non avrebbe perduto ulteriori 27 €mld di raccolta.

A giugno infatti il ministro Padoan aveva chiesto di fare l’aumento precauzionale, ma il primo ministro Renzi si era opposto perché pretendeva che la BCE (la Commissione UE alla Concorrenza) consentisse il ristoro totale dei sottoscrittori di obbligazioni (retail ed istituzionali), per non danneggiarli. Con questa richiesta oltretutto si discriminavano i sottoscrittori di Banca Etruria.  Posizione apparentemente favorevole ai risparmiatori, ma di fatto impraticabile, perché incompatibile con le normative sottoscritte dal Governo Italiano nel 2014.

La BCE (la Commissione UE alla concorrenza) infatti non ha consentito tale soluzione perché l’esborso per il bilancio dello Stato sarebbe stato eccessivo e non equilibrato rispetto alla parte che deve rimanere a carico dei sottoscrittori delle obbligazioni in base alle norme del Bail in.

Questa posizione ha però permesso a Renzi di prendere tempo e posticipare la decisione a dopo il referendum costituzionale. In sostanza ha così anteposto le esigenze politiche legate al referendum rispetto ad un intervento che, avrebbe certo danneggiato i sottoscrittori delle obbligazioni e che peraltro è solo rinviato, ma avrebbe sicuramente portato benefici sostanziali alla Banca.

Se consideriamo lo stato in cui versa la Banca ed il danno ulteriore che ha dovuto subire in questi ultimi 8 mesi, possiamo affermare che la posizione finalizzata al solo tornaconto politico da parte di Renzi assume i contorni di una gravissima irresponsabilità e di assoluto cinismo perché ha ridotto ai minimi termini i pur scarsi margini di risanamento della Banca.

Dall’aumento di €mld 5 deliberato a giugno 2016 dal CDA di Banca MPS, che doveva essere effettuato mediante la conversione delle obbligazioni in azioni, per coprire le esigenze di patrimonializzazione a fronte delle perdite causate dalla cessione delle sofferenze, si è passati ad un aumento di 8,8 €mld richiesto BCE (dall’organismo di vigilanza) perché è cambiato lo scopo per cui si richiede l’aumento, non più finalizzato alla vendita delle sofferenze, ma volto ad assicurare un livello patrimoniale “precauzionale”.

Allo stato attuale non è chiaro neppure se verrà autorizzato l’aumento di capitale, che nel caso, sarà senz’altro molto elevato per far fronte sia alla cessione dei crediti in sofferenza che alla ricostituzione di una patrimonializzazione adeguata.

Una possibile soluzione per ridurre l’ammontare dell’aumento di capitale potrebbe consistere nella cessione della quota di maggioranza di BMPS Capital Services. Questa società è leader in Italia nel settore dei titoli di Stato e una ipotetica alienazione della quota di maggioranza consentirebbe di de consolidare una parte consistente di sofferenze lorde relative alla società stessa (almeno 10.12 €mld) e di ridurre il numero degli esuberi di personale. L’operazione di cessione di parte di MPS Capital Services non sarebbe semplicemente finalizzata a fare cassa, in quanto la stessa non ha una redditività consistente e quindi il valore di mercato è poco rilevante, ma sarebbe interessante perché il suo deconsolidamento avrebbe riflessi positivi sull’assorbimento di capitale.

A Banca MPS rimarrebbe la quota minoritaria e la rete delle filiali.

Peraltro con questa operazione si riporterebbe ad una percentuale più elevata il CET1.

 

ALLEGATI

 

 

Allegato 1

 

Degli NPL (Non performing loans)  cosidetti crediti deteriorati fanno parte :

Le sofferenze: sono quei crediti bancari la cui riscossione non è certa, per le banche o gli intermediari finananziari, che hanno erogato il finanziamento perché i soggetti debitori si trovano in stato di insolvenza.

Gli incagli: rappresentano delle esposizioni nei confronti di soggetti in situazione di difficoltà oggettiva, ma temporanea. A differenza delle sofferenze pertanto gli incagli rappresentano dei crediti che in un congruo periodo di tempo si suppongono recuperabili. In una scala del rischio gli incagli si pongono un gradino al di sotto delle sofferenze e richiedono pertanto accantonamenti inferiori nelle riserve contro il rischio.

I crediti o esposizioni ristrutturate: si tratta di esposizioni che una banca, da sola o in pool, modifica cambiando le condizioni contrattuali e subendo una perdita. Il cambiamento è causato dal deterioramento delle condizioni finanziarie del debitore e può risolversi, per esempio, in un riscadenza mento del debito.

le esposizioni scadute e/o sconfinanti: si tratta di esposizioni che non sono inquadrabili nelle categorie precedenti e risultano non onorate da oltre 180 giorni. Per alcuni crediti di questo tipo le disposizioni di vigilanza fissano in 80 giorni il termine massimo.

 

 

Allegato 2

 

La restituzione delle linee di credito concesse da ABN AMRO a Banca Antonveneta vengono richieste dalla Banca Centrale Olandese al momento della spartizione del Gruppo perché, in relazione alla parte acquisita, dopo il successo dell’OPA ostile da parte di Fortis, Bank of Scotland e Santander. la nuova Banca proprietaria era tenuta a sostituire le linee di credito fornite a suo tempo da ABN AMRO.

Nel caso che la nuova Banca proprietaria (nel caso specifico Santander ) decidesse a sua volta di rivenderne una parte, il contratto prevedeva che il nuovo acquirente (nel caso specifico BMPS) provvedesse a sostituire le linee di credito in capo al venditore.

 

Allegato 3

 

Da un punto di vista finanziario, il costo delle linee di credito, in questo caso 7, 5 miliardi di euro, è rappresentato dal tasso di interesse (5%) che BMPS paga per rifornirsi di liquidità. Per questo la liquidità non può essere considerata un costo per l’acquisizione di Banca Antonveneta. BMPS non sborsa 7,5 miliardi, ma accende un prestito di “funzionamento” su cui paga un interesse e che dovrà restituire o rinnovare alla scadenza. In sostanza BMPS si trova a fronte ad un esborso annuo di circa 300 milioni di interessi che pesano sul conto economico oltre agli eventuali rimborsi di quote di capitale.

La gestione della liquidità diventa problematica per BMPS perché nel 2009 si blocca il mercato interbancario e dunque è più difficile rifinanziare gli impieghi di Banca Antonveneta, soprattutto per una Banca che aveva già chiesto aiuti di Stato (Tremonti Bond) e l’andamento negativo delle posizioni in derivati Santorini ed Alexandria impongono a BMPS di raccogliere e di tenere in deposito presso Deutche Bank e Nomura fino a 4 miliardi di euro al giorno.

Non a caso nel novembre del 2011 BMPS ha bisogno di un prestito di emergenza di 2 miliardi di euro per tamponare la carenza di raccolta.

Inoltre da non dimenticare che se Mps fornisce linee di credito ad Antonveneta non lo fa mica gratis ma ricarica a Antonveneta la commissione infragruppo.

 

 

 

Allegato 4

 

Banca Antonveneta era stata oggetto di un’OPA nel primo semestre del 2005 da parte di ABN AMRO che già deteneva il 12,6% (all’epoca la valutazione complessiva compresa Interbanca era di circa 8,5 miliardi di euro). L’operazione fallisce ma ABN AMRO sale al 25% del capitale azionario.

Successivamente viene lanciata la contro-OPA da parte della BPI di Fiorani (i cosidetti furbetti del quartierino), operazione poi bloccata dalla CONSOB.

Ne segue un’inchiesta giudiziaria che vedrà coinvolti Fiorani e la sua corte, oltre al suo sponsor Fazio (governatore di Banca d’Italia).

A seguito di tale inchiesta la BPI è costretta a cedere il 25% di Antonveneta ad ABN AMRO.  che successivamente lancerà con successo una nuova OPA sul rimanente capitale ancora sul mercato.

Nel febbraio 2006 ABN AMRO diviene proprietaria del 100% di Antonveneta compresa Interbanca spendendo complessivamente quasi 7 miliardi.

 

Allegato 5

  1. A) come risulta dalla documentazione contabile, BMPS dichiarava il seguente patrimonio netto a livello consolidato, in €mln.:

Patrimonio netto gruppo

31.12.2007      8.649

31.12.2008    14.824 dopo aumento di capitale di €mil. 5.000 e incorporazione Antonveneta

31.12.2009    17.175

31.12.2010    17.156 comprendenti strumenti di capitale €mil. 1.949

31.12.2011      9.964 dopo aumento di capitale di €mil. 2.500

31.12.2012      6.452

31.12.2013      6.147

31.12.2014      5.769 dopo aumento di capitale di €mil.5.000;

31.12.2015      9.596 dopo aucap 3.000;

31.12.2016      6.286

  1. B) come risulta dalla documentazione contabile, BMPS dichiarava i seguenti risultati d’esercizio a livello consolidato pari ad € mil.:

31.12.2007   Utile  1.437

31.12.2008   Utile     953

31.12.2009   Utile     220

31.12.2010   Utile         985 (influenzato da rivalutazioni, dismissioni, riduzione rettifiche ecc.)

31.12.2011   Perdita  4.694

31.12.2012   Perdita  3.168

31.12.2013   Perdita  1.439

30.06.2014   Perdita     353

30.09.2014   Perdita  1.150 doc.reg. 12.1.2015

31.12.2014   Perdita  5.403 rivisto

31.12.2015   Utile        389 (secondo l’Associazione rappresentava una realtà artefatta)

31.12.2016   Perdita  3.380

Totali  Perdite         18.084   Totali Utili     3.984

  1. C) come risulta dalla documentazione contabile, BMPS dichiarava a livello consolidato i seguenti dati di raccolta diretta e crediti verso clientela, in €mld.

raccolta diretta   crediti v. clientela

31.12.2007              113.3                   106.3

31.12.2008              142,6                   142,4 incorporazione Antonveneta

31.12.2009              155,3                   152,4

31.12.2010              157,5                   155,3

31.12.2011              146,3                   146,6

31.12.2012              135,6                   142,0

31.12.2013              129,9                   131,2

31.12.2014              122,8                   119,6

31.12.2015              119,2                   111,3

31.12.2016              104,5                   106,6

 

  1. D) Come risulta dalla documentazione contabile, BMPS ha dichiarato crediti deteriorati lordi di Gruppo pari a € mld.:

31.12.2007     6.5

31.12.2008   13.0 incorporazione Antonveneta

31.12.2009   17.2

31.12.2010   19.7

31.12.2011   14.4 esce Vigni e presenta il Bilancio Viola

31.12.2012   29,6

31.12.2013   36,3

31.12.2014   45,4

31.12.2015   46,9

31.12.2016   45,8 (write-off parziale degli interessi moratori, si tratta della cancellazione degli interessi moratori sulle pratiche a contenzioso, infatti la contrazione del dato rispetto al 2015 non è dovuta alla cessione o al realizzo di crediti deteriorati).

  1. E) come risulta dalla documentazione contabile, BMPS ha dichiarato crediti deteriorati netti di Gruppo pari a € mil.:

31.12.2007      3.928

31.12.2008      7.393 (dopo incorporazione Antonveneta, conclusa in tutta fretta entro il 31.12.2008)

31.12.2009    10.221

31.12.2010    11.381

31.12.2011    13.480

31.12.2012    17.397

31.12.2013   20.992

30.06.2014   22.000 (in aumento del 6,9% sul 31.12.13 !!)

30.09.2014   24.315 doc. reg. 12.1.2015

31.12.2014   23.143

31.12.2015   24.154 ( dopo cessioni di giugno e dicembre )

30.06.2016   23.564

30.09.2016   22.509 ( l’esposizione lorda 45.584 di cui sofferenze 28,2 )

31.12.2016   20.300 ( dai primi dati comunicati )

  1. F) Come risulta dalla documentazione contabile, BMPS ha dichiarato sofferenze nette di Gruppo pari a € mil.:

31.12.2007    1.996

31.12.2008   3.613 (dopo incorporazione Antonveneta)

31.12.2009   4.653

31.12.2010   5.485

31.12.2011   6.370

31.12.2012   7.299

31.12.2013   8.882

31.12.2014   8.447

31.12.2015   9.792

31.12.2016            ( non disponibile dai primi dati di bilancio comunicati )

  1. G) come risulta dalla documentazione contabile, BMPS dichiarava a livello consolidato i seguenti dati relativi al numero dipendenti

31.12.2007   24.863

31.12.2008   33.917 (incorporazione Antonveneta)

31.12.2009   32.003

31.12.2010   31.495

31.12.2011   31.170

31.12.2012   30.265

31.12.2013   28.413

31.12.2014   25.964

31.12.2015   25.731

31.12.2016   25.566

  1. E) come risulta dalla documentazione contabile, BMPS dichiarava a livello consolidato I seguenti “Totale Ricavi per il 2016 e 2015” e “Margine della gestione finanziaria e ass. per gli anni precedenti” “Oneri Operativi”; i Risultati Operativi Lordi sono dichiarati per il 2016 e 2015 e ricostruiti da noi per gli anni precedenti

Totale Ricavi (1)  Oneri Operativi   Risultato Operativo Lordo

31.12.2007            4968                     2900                          2068

31.12.2008            5273                     3498                          1775 (incorporazione Antonveneta)

31.12.2009            5592                     3620                          1972

31.12.2010            5571                     3431                          2140

31.12.2011            5327                     3420                          1907

31.12.2012            4994                     3295                          1699

31.12.2013            3964                     2816                          1148

31.12.2014            4228                     2755                          1473

31.12.2015            5215                     2628                          2587 * influenzato da risultato netto di negoziazione

31.12.2016            4255                     2620                          1635 *

* da bilancio

 

Allegato 6

 

ORGANI AMMINISTRATIVI E DI CONTROLLO (anni 2001 e 2002)

 

Consiglio d’amministrazione

 

Presidente                 Pier Luigi Fabrizi

Vice presidente        Mauro Faneschi

Consigliere                Antonio Silvano Andriani

Consigliere                Stefano Bellaveglia

Consigliere                Francesco Saverio Carpinelli

Consigliere                Giuseppe Catturi

Consigliere                Carlo Querci

Consigliere                Ivano Sacchetti

Consigliere                Antonio Sclavi

Consigliere                Giovanni Semeraro

Consigliere                Alessandro Vercelli

 

Collegio Sindacale

 

Presidente                 Giuseppe Vittimberga

Sindaco Effettivo      Pietro Fabretti

Sindaco Effettivo      Luciana Granai De Robertis

Sindaco Supplente   Angiola Lippi

Sindaco Supplente   Duccio Neri

 

Direzione

 

Direttore Generale                         Vincenzo De Bustis

Vice Direttore Generale Vicario   Pier Giorgio Primavera

Vice Direttore Generale                Antonio Vigni

Vice Direttore Generale                Pier Luigi Corsi

 

ORGANI AMMINISTRATIVI E DI CONTROLLO (anni 2003, 2004 e 2005)

 

Consiglio d’amministrazione

 

Presidente                 Pier Luigi Fabrizi

Vice presidente        Stefano Bellaveglia

Vice presidente        Emilio Gnutti

Consigliere                Fabio Borghi

Consigliere                Francesco Gaetano Caltagirone

Consigliere                Turiddo Campaini

Consigliere                Massimo Caputi

Consigliere                Francesco Saverio Carpinelli

Consigliere                Luca Fiorito

Consigliere                Lorenzo Gorgoni

Consigliere                Andrea Pisaneschi

Consigliere                Carlo Querci

Consigliere                Roberto Rossi

Consigliere                Ivano Sacchetti

Consigliere                Girolamo Strozzi

 

Collegio Sindacale

 

Presidente                 Giuseppe Vittimberga

Sindaco Effettivo      Pietro Fabretti

Sindaco Effettivo      Leonardo Pizzichi

Sindaco Supplente   Stefano Mendicino

Sindaco Supplente   Marco Turillazzi

 

Direzione

 

Direttore Generale                         Emilio Tonini

Vice Direttore Generale Vicario   Pier Giorgio Primavera

Vice Direttore Generale                Antonio Vigni

Vice Direttore Generale                Pier Luigi Corsi

 

Nota: dal 1 gennaio 2004 il Dir. Pier Giorgio Primavera è cessato dal servizio ed è stato sostituito nella carica di Vice Direttore Generale Vicario dal Dir. Pier Luigi Corsi: sempre con effetto dal 1 gennaio 2004 è stato nominato Vice Direttore Generale il Dir. Rossano Bagnai .

Nell’anno 2004 viene aggiunto il Consigliere Giuseppe Catturi nel Consiglio di Amministrazione.

Il 28 dicembre 2005 cessa dalla carica per dimissioni Emilio Gnutti sostituito dal 12 gennaio 2006 nell’incarico di Consigliere da Giovanni Falchi Picchinesi. Il 10 gennaio 2006 cessa dalla carica per dimissioni Ivano Sacchetti sostituito dal 18 gennaio 2006 nell’incarico di Consigliere da Pierluigi Stefanini.

 

 

ORGANI AMMINISTRATIVI E DI CONTROLLO (anno 2006)

 

Consiglio d’amministrazione

 

Presidente                 Giuseppe Mussari

Vice presidente        Francesco Gaetano Caltagirone

Vice presidente        Ernesto Rabizzi

Consigliere                Fabio Borghi

Consigliere                Turiddo Campaini

Consigliere                Lucia Coccheri

Consigliere                Lorenzo Gorgoni

Consigliere                Andrea Pisaneschi

Consigliere                Carlo Querci

Consigliere                Pierluigi Stefanini

 

 

Collegio Sindacale

 

Presidente                 Tommaso Di Tanno

Sindaco Effettivo      Pietro Fabretti

Sindaco Effettivo      Leonardo Pizzichi

Sindaco Supplente   Carlo Schiavone

Sindaco Supplente   Marco Turillazzi

 

Direzione

 

Direttore Generale                         Antonio Vigni

Vice Direttore Generale Vicario   Giuseppe Menzi

Vice Direttore Generale                Marco Morelli

Vice Direttore Generale                Nicolino Romito

 

Allegato 7

Audizione Presidente della Consob Giuseppe Vegas del 19.01.17

A pag. 9 si legge “ La crisi del Monte dei Paschi ha radici lontane che affondano nell’acquisizione della Banca Antonveneta, per la quale fu necessaria un’ingente operazione di rafforzamento patrimoniale….

Non risultando sufficienti le operazioni di mercato, nel dicembre 2009 vi fu ‘emissione dei Tremonti Bond per €mld. 1.9.

Nel periodo 2011-2016 varie iniziative volte a rafforzare il patrimonio di vigilanza. Tra tali iniziative, anche la sottoscrizione di nuovi strumenti finanziari Monti Bond per circa 4 €mld. in parte destinati al rimborso dei Tremonti Bond. In particolare, nel periodo indicato, sono stati effettuati tre aumenti di capitale per un ammontare complessivo di €mld. 10,5.

Allegato 8

 

L’interesse per l’area nord-est, in cui la Banca MPS era da sempre stata poco presente, era indubbio. La cosa strana è che BMPS presentò una offerta molto bassa (8,6 €mln per filiale) per Friuladria che fu poi acquisita da Credit Agricole. Si trattava di un centinaio di filiali presenti su quel territorio e l’operazione complessiva non avrebbe superato il miliardo di euro. Invece poi “decisero” di comperare Banca Antonveneta che aveva solo una parte minoritaria di filiali presenti nell’area nord-est.

 

Allegato 9

Comunicato BMPS 26 dicembre 2016

Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. (la “ Banca ”) informa che – dopo aver preso atto dell’impossibilità di completare l’operazione di rafforzamento di capitale per complessivi Euro 5 miliardi, comunicata al mercato lo scorso 25 ottobre (l’ “Operazione ”) e autorizzata lo scorso 23 novembre dalla Banca Centrale Europea (“ BCE ”) e da Banca d’Italia per quanto di competenza, – in data 23 dicembre ha inviato alla BCE un’istanza di sostegno finanziario straordinario e temporaneo per l’accesso alla misura della ricapitalizzazione precauzionale”. In pari data la Banca ha inviato alla Banca d’Italia e al Ministero dell’Economia e delle Finanze un’istanza per ammissione alla garanzia dello Stato di cui all’art. 7 del Decreto Legge n. 237, approvato dal Consiglio dei Ministri il 23 dicembre 2016, e quindi per ottenere la possibilità di emettere ulteriori passività garantite dallo Stato.

 

 

 

Allegato 10

 

Il Consiglio dei Ministri ha recepito a fine 2016 la direttiva europea BRRD (Bank Recovery and Resolution Directive) che regolamenta le crisi bancarie e quindi anche il cosidetto Bail-in , il “salvataggio interno”. Tramite il Bail in si svalutano azioni e crediti e li si converte in azioni per assorbire le perdite e ricapitalizzare la banca in difficoltà.

Dal Bail in sono escluse alcune passività:

  • i depositi di importo fino a 100.000 euro;
  • passività garantite come covered bonds e altri strumenti garantiti:
  • passività derivanti dalla detenzione di beni della clientela (ad esempio il contenuto delle cassette di sicurezza) o in virtù di una relazione finanziaria (come i titoli detenuti in un conto apposito):
  • passività interbancarie (ad esclusione dei rapporti infragruppo) con durata originaria inferiore a 7 giorni:
  • passività derivanti dalla partecipazione ai sistemi di pagamento con una durata residua inferiore a 7 giorni:
  • debiti verso dipendenti, debiti commerciali e quelli fiscali purchè privilegiati dalla normativa fallimentare.