Negli ultimi Consigli Comunali sono stati approvati dalla maggioranza vari provvedimenti relativi alle società partecipate, cui il Comune ha delegato nel tempo varie funzioni – alcune importanti (rifiuti, servizio idrico, gas, trasporto pubblico, parcheggi, ecc.) altre inventate di sana pianta (Apea, ecc.); alcune costituite solo da enti pubblici, altre con la presenza di privati. Ciascuna di queste ha un proprio consiglio di amministrazione, un presidente, un amministratore delegato, un collegio dei revisori dei conti, di nomina politica, ed un numero indefinito di dipendenti, molti dei quali assunti senza alcun concorso e con stipendi in genere più elevati dei dipendenti pubblici. La funzione doveva essere di rendere più efficiente la gestione dei servizi e di risparmiare soldi pubblici.
In realtà i costi sono aumentati per i Comuni e per i cittadini, ed i servizi non sono affatto migliorati, anzi: vedi gas, acqua, autobus, parcheggi, rifiuti ecc.
Insomma – lo dice lo stesso Renzi – le società partecipate sono diventate un bubbone da ridurre drasticamente.
Invece cosa succede a Siena e in Toscana? Le società si aggregano, con la scusa dell’efficienza, creando un sistema di scatole cinesi, su cui il singolo comune perde ogni controllo: paga per il servizio, impone tariffe sempre più salate ai cittadini (l’acqua ci costerà il 6,5% in più quest’anno, così potremo continuare a contribuire allo stipendio di 790.000 Euro annui del presidente di ACEA, la società privata che partecipa alla società Acquedotto del Fiora), ma non partecipa alle scelte di chi le dirige.
In questo gioco si è particolarmente distinta l’Amministrazione Provinciale, che adesso – in vista della ridefinizione delle sue competenze – cerca in ogni modo di trovare una sponda nel Comune di Siena, per garantire la sopravvivenza di queste società.
Così si spiega l’ingresso del Comune nella Fondazione Musei Senesi – per ora solo con soli 10.000 Euro -; la proposta di entrare nella Fondazione di partecipazione “ForTeS” (che si occuperebbe di formazione – come se non ce ne fossero anche troppe e inutili di agenzie per la formazione!!), la modifica allo statuto di Apea. Quest’ultima società – che si dovrebbe occupare di promuovere energie rinnovabili, ma si è occupata essenzialmente del poco convincente progetto Carbonfree e di consegnare ai caldaisti un bollino per la manutenzione delle caldaie domestiche – ha chiesto una modifica allo Statuto sia per aggiungere fra i compiti la possibilità di acquistare e vendere energia (ne mancano!!), sia di modificare la struttura societaria in maniera contorta (mi permetta l’assessore Mancuso che ne ha difeso la legittimità!). Quando si