Nell’ultimo Consiglio Comunale del 15 aprile 2014 ho cercato di contrastare l’approvazione delle modifiche allo Statuto della Fondazione Musei Senesi cui il Comune di Siena ha confermato l’adesione, ma da parte del sindaco Valentini c’è stato un totale rifiuto al dialogo.
Le conseguenze derivanti da questo atto possono essere pesantissime, perché di fatto si delegano a questa Fondazione di Partecipazione (cioè con la presenza di privati) tutte le attività culturali del territorio comunale e provinciale.
Infatti sono stati ampliati a dismisura gli ambiti di attività della Fondazione, allargando le competenze dai musei, anche agli archivi, alle biblioteche, ai monumenti ed ai beni ambientali della città di Siena e comuni del territorio provinciale (ma anche di quelli privati e di enti ecclesiastici), per tutta quella che può essere la loro attività: valorizzazione, promozione, conservazione, restauro, catalogazione, esposizione, ecc.
Di fatto sembra che il Comune di Siena voglia prendere il bene principale di questa città, che è il patrimonio culturale, e metterlo nelle mani della Fondazione Musei Senesi, rinunciando alle proprie prerogative e anche violando la legge regionale 21 che separa distintamente la gestione di biblioteche e archivi da quella dei musei e gallerie e ignorando l’esistenza della Rete Bibliotecaria e Documentaria Senese (REDOS).
Com’è possibile che nessun organo istituzionale lo abbia fatto notare?
È vero che l’Assessore Vedovelli ha espresso qualche dubbio sulla possibilità che il patrimonio museale del Comune di Siena (così particolare per volume, caratteristiche e valore) possa essere gestito con gli stessi criteri di quelli dei comuni più piccoli, ma di fatto l’approvazione di questo Statuto lega mani e piedi al Comune di Siena, oltre a stabilire i presupposti per una facile e irresponsabile soluzione del “problema” Santa Maria della Scala.
La mia preoccupazione poi è che il privato che entrerà nella Fondazione Musei Senesi possa essere l’organizzazione di Opera Laboratori Fiorentini (facente capo a Civita che già organizza la mostra di Staino al Santa Maria della Scala), così il cerchio si chiude e il flusso di risorse che attraverso una attenta gestione del patrimonio da parte del Comune di Siena poteva essere diretto a beneficiare la città, finirà in altra sede.