targaLa Fondazione Monte dei Paschi, rompendo finalmente con la buia consuetudine della riservatezza, ha deciso di avviare una consultazione pubblica sulle proposte di modifica al suo statuto. Segnaliamo questo fatto positivo, frutto anche del lavoro di chi dall’interno si è battuto per avviare un processo di cambiamento.

Purtroppo però nel merito dobbiamo esprimere il più profondo dissenso su quanto viene ipotizzato di modificare, o di lasciare com’è. Il nostro circolo, insieme con quello di Rifondazione e dell’IDV, avevano avanzato a novembre, anche con una affollata assemblea pubblica, una serie di proposte di cambiamento radicale. Di quelle proposte, nel testo messo in rete, non c’è traccia.

La Fondazione nel suo insieme si sta ancora dimostrando ancora del tutto inconsapevole dei disastri che ha combinato. Si vendono azioni del MPS (lo 0,77%) semplicemente perché non c’è più liquidità, e si continuano a spendere senza giudizio i soldi che sono della comunità.

Per la revisione dello statuto ci si è affidati ad una solita onerosa consulenza, per partorire un prodotto banale e meramente conservativo.

Questi i temi che ci sembrano essenziali:

– gestione del patrimonio esclusivamente interna alla struttura, ed invece rimane la possibilità di utilizzare soggetti esterni (con la conseguente moltiplicazione dei costi).

– senesità: per la residenza nel territorio di una parte degli amministratori della Fondazione è rimasta la formulazione attuale, che è una perfetta presa in giro perché si può prendere la residenza anche una settimana prima di essere nominati; per la sede della banca non rimane altro che un generico impegno a mantenerla a Siena, ma non potrebbe essere diversamente, visto che ormai si è rimasti a guardia di un bidone  vuoto, avendo perso il controllo del MPS; nessuna parola sulle ipotesi di recuperare, in una dimensione più contenuta, il carattere della banca MPS come banca del territorio.mancini

– poteri di nomina: non si avanza nessuna proposta specifica di riduzione dei componenti degli organi, né si indicano procedure attraverso cui gli enti nominanti debbono assicurare meccanismi trasparenti di presentazione e selezione delle candidature, né si individuano forme per assicurare una congrua presenza di rappresentanti della società civile.

– indennità degli amministratori: non si introduce nessun elemento di limitazione, che nella nostra proposta era quella di far riferimento alle indennità previste per gli amministratori del Comune di Siena, né si stabilisce un limite di spesa per il funzionamento della Fondazione in relazione al bilancio.

– ineleggibilità: noi avevamo indicato che non potevano essere eleggibili coloro che nei cinque anni precedenti fossero stati sindaci, presidenti ed assessori, nonché dirigenti, dei comuni della Provincia di Siena, della Provincia e della Regione Toscana. E’ stato introdotto solo il limite di non poter essere eletti se non è passato una anno dalla scadenza del mandato, ma riguarda solo gli amministratori del comune di Siena.

– incompatibilità: noi avevamo proposto che nessun amministratore della fondazione potesse essere contemporaneamente amministratore di società partecipate dalla Fondazione stessa. Bontà loro, hanno indicato che non possono essere amministratori di più di due società!!

Tutto ciò dimostra che la dirigenza della Fondazione è assolutamente insensibile alle istanze di cambiamento che provengono dalla società senese. Ma dimostra anche che il PD, che controlla la larga maggioranza dei componenti della Fondazione, non solo non si è minimamente confrontato con i temi connessi al cambiamento dello statuto, ma immagina che tutto possa continuare come niente fosse accaduto, come se non si fosse distrutto in questi anni l’intero patrimonio economico della Fondazione che era di proprietà della comunità senese.

A questo punto non rimane che dichiarare del tutto inutile una cambiamento statutario di questa fatta e chiamare i cittadini senesi ad esprimere, alle prossime elezioni comunali, un voto di radicale cambiamento, che potrà essere la base per tentare di recuperare, nella gestione della Fondazione, quei valori etici e quella capacità indirizzo che in questi anni sono stati del tutto assenti.