C’è qualcosa che accomuna in questi ultimi tempi Berlusconi e Ceccuzzi. E non è solo quello che qualcuno, malizioso, potrebbe pensare: ovvero che direttamente o indirettamente, tramite il PDL senese e il fido Verdini, facevano entrambi parte di quella casta trasversale che ha distrutto Siena.

Questo è purtroppo vero, ma oggi come oggi è un altro l’elemento che li accumula.

La strada sulla quale sembrano entrambi camminare tristemente: il viale del tramonto.

Non passa giorno che qualcuno dei cantori dell’era berlusconiana, uno o una di quelli che nei salotti televisivi spendevano impudicamente la loro faccia per difendere il cavaliere, sempre e comunque, non si tiri indietro e gli volti le spalle. Anche fra coloro che avevano avuto il coraggio di dire che Ruby era senza alcun dubbio la nipote di Mubarak , ci sono quelli che oggi tradiscono o semplicemente si eclissano.

La stessa cosa sembra succedere con Franco Ceccuzzi. La triste kermesse dell’università per stranieri è stata l’occasione per notare molto di più coloro i quali non erano presenti rispetto a quelli che c’erano. Tanti fra quelli che lunedì scorso non erani lì a cantare la messa, nel recente passato avrebbero riempito le prime file palesando trasporto ed entusiasmo.

E se leggete bene fra le righe di quel che ha scritto la stampa, noterete bene l’abbandono di quei toni trionfalistici e elegiaci che spesso colorivano i resoconti delle manifestazioni del gruppo dominante. Non vi sarà sfuggito un certo distacco quasi mai percepito prima.

Berlusconi e Ceccuzzi camminano insieme sul viale del tramonto. Entrambi appaiono tristi e soli anche se privi dell’orgoglioso ma decadente fascino di Norma Desmond  nel celebre film di Billy Wilder, magicamente interpretata da Gloria Swanson.

Il senso di umana compassione che certamente susciteranno alle persone più sensibili non deve tuttavia trarre in inganno. Sono ancora in grado di fare del male all’Italia il primo, a Siena il secondo.

D’altra anche il film finiva in tragedia.