boero

Mortificante, banale e ideologico si rivela l’articolo di oggi (29/12/2013) su repubblica a firma Tito Boeri a commento della vicenda Monte dei Paschi.

Banale e fuori luogo a iniziare dal titolo: “Il prezzo della politica”. Come se le vicende accadute fossero la riproposizione dello schema ideologico preferito dal nostro: tutto ciò che tocca il pubblico o ancor peggio, in termini semantici, la politica, si trasforma in merda secca. Forconista in doppio petto, il Boeri: con l’aggrevante di aver sulle spalle gli anni di studi che molti degli camionisti urlatori non hanno.

Ciò che è successo nell’assemblea degli azionisti del Monte nulla ha a che fare, in linea teorica, con l’intervento pubblico in economia e con la politica. E’ semplicemente accaduto che un azionista privato, la fondazione Monte Paschi, ha ritenuto che una decisione del management (un ingente aumento del capitale) andasse contro i suoi interessi e si è comportato di conseguenza. Può anche darsi che gli interessi dell’impresa e quelli dell’azionista di riferimento non fossero perfettamente convergenti e l’azionista abbia scelto di difendere i suoi. Ma tutto ciò avviene continuamente nel mondo degli affari. Non molto diversamente si sarebbero comportato gli Agnelli se avessero pensato che gli interessi della FIAT non coincidevano con i loro (e nel passato è accaduto). E’ il capitalismo, bellezza, si potrebbe dire a Boeri.

Appare poi del tutto ridicola la tesi retrostante che quanto accaduto sia ulteriore riprova dell’assioma che la politica disfa e rovina quel che il mercato efficiente crea. La crisi finanziaria del 2008 che ha prodotto la più grave crisi economica dal 1929 è stata forse prodotta dalla politica? La Lehman Brotehrs  il cui fallimento segna l’inizio della crisi era forse di proprietà della “New York Foundation” o di azionisti piccoli e grandi che operavano liberamente sul mercato dei capitali? Le imprese che vendevano consulenza e fornivano rating e che fino a poche settimane prima avevano premiato quella banca e i suoi prodotti con ottime valutazioni erano delle burocratiche e inefficienti strutture ministeriali o delle libere imprese che operavano sul mercato? Tutte le altre banche e istituzioni finanziarie salvate con immense iniezioni di risorse pubbliche, negli USA e in Europa,  erano inefficienti e clientelari imprese pubbliche o erano nella stragrande maggioranza imprese private che operavano, ahi noi, in un regime sempre più deregolato?

E’ vero il contrario, caro Boeri, quello che oggi paghiamo non è il prezzo della politica bensì il suo esatto contrario; noi, ma principalmente i più deboli, paghiamo il costo della “non politica”.  Proprio in nome dell’ideologia si è messo da parte lo Glass-Steagall act che la saggezza roosveltiana aveva messo a guardia della stabilità dei mercati finanziari dopo la crisi del 29. Troppa regolamentazione, troppa politica, si disse allora, uccidono la competitività e la capacità innovativa. Il prezzo di quel errore, di aver voluto seguire quella follia ideologica lo stiamo ancora pagando e caramente.

Per tornare alle vicende del Monte, quello che dovrebbe veramente turbare i sonni di Boeri è il fatto che la politica sia del tutto latitante e assente. Come se i destini della terza banca italiana fossero del tutto secondari. Come se fra i compiti di un governo che governi non ci sia anche quello di condurre una saggia e lungimirante politica industriale. Come se l’assetto del mercato bancario nazionale, la sua struttura proprietaria, la sua governance, fossero questioni meno importanti della normativa sulla mozzarella di bufala, oggetto del futuro decreto mille proroghe.

Come se il mercato dei capitali fosse un mercato perfetto ed efficiente in grado di fornire automaticamente una soluzione che massimizza il benessere privato di chi investe e allo stesso tempo il benessere sociale. Come se esistesse Babbo Natale.

Verrebbe da dire meglio mangiarli i boeri …

Luigi Bosco