Il Siena Food Innovation che si terrà nella nostra città il 5 e 6 ottobre è qualcosa che a me piace e mi stimola molte riflessioni e proposte. Mi stimola perché è rivolto ai cosiddetti “Millennials”( i nati dal 1980 al 2000) ed ha fra i suoi obbiettivi la “(ri)costruzione della relazione tra cibo e territorio”, e soprattutto perché credo fortemente che uno dei futuri sbocchi lavorativi per i nostri cittadini sarà proprio l’agricoltura, collegata non solo alla produzione stessa, ma a tutta una filiera che parta dalla formazione, produzione e vendita, per arrivare al commercio e la ristorazione, con un occhio rivolto ai turisti.

Ma un evento del genere ha senso se non si riduce nell’ennesimo spot di due giorni e per il resto dei 363 giorni all’anno il vuoto assoluto come questa amministrazione ci ha purtroppo ormai abituati.

Per far ciò è necessario investire e puntare molto sulla formazione cominciando a ragionare anche sulla possibilità di aprire un Corso di Laurea in Agraria e un Istituto Alberghiero nella nostra città, due esempi di istruzione diversi ma ben collegati. C’è bisogno infatti di esperti sempre più qualificati per le coltivazioni autoctone, che sappiano sfruttare in modo sostenibile le risorse del territorio anche di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e di aumentare maggiormente la qualità dell’offerta della ristorazione, che non abbia come target solo i turisti di passaggio ma che sia una nuova attrattiva per tutti coloro che vogliono venire nella nostra città per star bene ed essere ben accolti.

Dopo il percorso formativo viene la produzione. Le difficoltà degli agricoltori sono molteplici, dalle complicazioni burocratiche-informatiche con nuovi contratti di lavoro denominati “presto” che non funzionano, alle sempre più frequenti ondate di siccità alternate alle “bombe d’acqua”: tutte cose che un’amministrazione locale non può ovviamente impedire o modificare, ma di fronte alle quali può svolgere un’efficace azione preventiva sostenendo con servizi e agevolazioni i nuovi imprenditori. Lo scopo deve essere quello di favorire una filiera corta e di eccellenza che incentivi la vendita del prodotto locale.
Lo può fare con la creazione di un mercato ortofrutticolo giornaliero, un luogo dove le bancarelle possano vendere i loro prodotti locali e non, con un’offerta che sia variegata nel prezzo e nella qualità, un posto che sia attraente per tutti, famiglie, studenti e turisti. Il luogo ideale sarebbe Via Maccari tra Piazza Gramsci e la Fortezza già servito da un parcheggio e comodamente raggiungibile da tutte le altre zone della città, un posto in cui già ogni venerdì c’è un piccolo mercato ma che dovrebbe ingrandirsi molto di più per aumentare considerevolmente la sua potenzialità.

Scelte forti e consapevoli, ben diverse dall’immobilismo di questa amministrazione sono la base per offrire ai giovani l’occasione e la possibilità di sviluppare le proprie potenzialità, senza essere costretti a cercare lavoro altrove.

Ernesto Campanini